Intervento di Sr Teresa

Cari amici,

padrini e madrine presenti, voglio innanzitutto salutarvi con tutto il mio affetto. Per chi non mi conosce, sono sr Teresa Garcia Gutierrez, guatemalteca, e mi trovo attualmente in una missione in Honduras, appartenendo alla Congregazione Religiosa del Cenacolo Domenicano presente a Roma, Sicilia, Calabria, Genova, Albania, Guatemala e Honduras; oggi è qui con me la vicaria generale appena eletta, sr Delmi Osiris Valdez Villamil.
E’ per me una grande gioia essere qui con voi e condividere questo momento speciale, davvero speciale, perché oggi si incontrano due paesi che guardano allo stesso obiettivo, uno che offre e l’altro che riceve solidarietà. L’Honduras è un paese del Centro America che oggi è considerato un “narco stato”, e i luoghi in cui svolgiamo la nostra missione sono circondati da narcotrafficanti, cosa che ha generato tanta violenza da parte dei vari gruppi coinvolti nel traffico e che utilizzano donne e bambini come corrieri offrendogli 100, 200 500 lempiras (cifre irrisorie, n.d.r)  a seconda del “lavoro” da svolgere. La vita in questo contesto non vale nulla, la gente chiude il proprio negozietto perché le bande impongono “l’imposta di guerra” a negozi e autisti di “rapiditos” ( i piccoli minibus privati che trasportano la gente per pochi soldi, n.d.r), e la gente che non paga viene uccisa senza pietà, e ogni giorno la gente, soprattutto giovani ma anche donne e bambini, muoiono a decine.
E’ la vita di tutti i giorni, che sia mattina o pomeriggio o notte; gli assassini non guardano l’ora per colpire le loro vittime tra cui spesso ci sono completi innocenti che si trovano per caso sul luogo. La morte è presente ovunque.

Prima di partire per l’Italia abbiamo dovuto affrontare un fatto molto doloroso, in cui siamo state coinvolte noi stesse.
Il 20 dicembre, verso le due di notte, cinque uomini pesantemente armati sono entrati nella baracca di una povera donna, catechista, mentre tutti dormivano, la catechista L. e sua figlia S. di 12 anni, un’altra figlia R. insieme alla piccola bimba di appena 12 giorni e un altro suo figlio di tre anni, e una amica di S., incinta. Gli assassini hanno ucciso la catechista L, sua figlia S. e la sua amica incinta; il bambino di tre anni e la bambina di dodici si sono salvati, forse perché non visti. La piccola di dodici giorni è stata accolta da una parente ma, per paura, nessuno ha voluto prendersi la responsabilità degli altri due. L’ufficio sociale ci ha affidato i due bambini che ora sono in un luogo sicuro, perché gli assassini non hanno paura di tornare a uccidere, né hanno una coscienza.

Abbiamo tante madri sole, soprattutto bambine e ragazze da dodici a quindici anni, già incinte alla loro giovane età perché vittime di abusi da parte degli stessi compagni delle loro madri o di parenti o di chiunque ne voglia approfittare. Così si spegne il loro essere bambini, così finiscono i loro sogni. Nessuno si preoccupa di tutto questo, nessuno fa niente. Noi facciamo quello che possiamo ma tanto resta sempre da fare. Abbiamo tanti bambini e ragazzi ad altissimo rischio sociale, e in tanti ci chiedono di creare una istituzione o una scuola cattolica, un posto sicuro in cui  ragazzi imparino a dare il giusto valore alla vita.
Ecco, questa è la grande missione che abbiamo da realizzare.

I bambini e le bambine del nostro progetto vi salutano e vi ringraziano uno per uno con tutto il cuore per i vostri sforzi e per l’aiuto che gli date nella lotta per la vita.

Grazie davvero a ciascuno di voi, che possiamo sempre vedere in chi soffre, nella loro angoscia, nel dolore, nella tristezza, nella disperazione e nella paura il volto di Dio, e che nonostante tutto possiamo sempre donare speranza a chi soffre.

Quando esco di casa la mattina penso, come loro, che esco con Dio, e se non ritorno vuol dire che sono rimasta con Lui.

Che Dio ci benedica tutti.

Sr TeresaGruppo Quetzal