Intervento del presidente

20 gennaio 2013

Cari amici,

sono certo che quello che avete appena ascoltato da sr Teresa non vi ha lasciato indifferenti, pur avendole sentite altre volte. La situazione generale in Guatemala e soprattutto in Honduras è purtroppo ancora più grave di qualche anno fa. Oggi in Honduras si uccide su commissione per 4 euro, e si uccide chiunque, anche bambini e donne incinte, come avete sentito. In un paese di circa 8,000,000 milioni di abitanti si verificano circa 50 omicidi al giorno, come se in Italia ne avessimo 400 ogni giorno, soprattutto giovani e bambini.
Credo anche che dopo aver ascoltato le nostre care amiche sia più chiaro perché testardamente insistiamo su questa strada. Quel tipo di realtà è devastante, nessun confine o nessuna lontananza ci può far sentire esonerati o immuni o esterni a fatti e situazioni come quelli che abbiamo sentito, a sofferenze come quelle.
La corruzione dei governanti apre la strada a una lunga serie di speculatori e criminali senza pudore e senza scrupoli come compagnie minerarie, petrolifere e narcotrafficanti, e insieme all’ignoranza e all’assenza di valori nella popolazione costituisce la causa principale della povertà e del crescere della violenza, nonché della devastazione fisica del paese stesso (vedi il fenomeno dello sfruttamento minerario a cielo aperto).
Ecco allora che ancora più che in passato è grandissimo il bisogno della presenza delle suore e del Gruppo Quetzal, nonostante i rischi, ed è maggiore il bisogno del nostro aiuto, ma non solo e non tanto in termini economici quanto di partecipazione, condivisione, vicinanza a chi soffre. I bambini del nostro progetto, nella loro semplice saggezza, non chiedono tanto oggetti, beni materiali quanto di conoscere chi li sostiene, chiedono lettere e foto. La cosa più importante in assoluto per loro è sapere che qualcuno pensa a loro, qualcuno lontano e che non conoscono.
Ecco perché insisto: quelli che tra noi non possono più sostenere il carico economico di un sostegno possono ridurre liberamente la quota da offrire, fino a quasi nulla, e se non possono dare più nulla non fa niente, la cosa più importante è continuare a camminare insieme, la cosa più importante è restare vicini, continuare a vederci e parlarci per far sì che questa crisi che è si economica, o meglio finanziaria, ma è soprattutto crisi di valori, di morale, di rispetto tra gli uomini, non ci travolga con la sua violenza nefasta.
Possiamo sempre e comunque far sentire a quei bambini che non sono soli, e che un futuro diverso è possibile. Non c’è bisogno di dare chissà cosa, qualunque aiuto è prezioso. Abbiamo tra noi amici che donano 4 euro al mese, nemmeno 14 centesimi al giorno. A loro va la stessa sincera riconoscenza rivolta a chi ha dona migliaia di euro, il valore del loro donare è ugualmente grande.
Certo, oggi è impossibile non ricordare il momento difficile che tutti stiamo vivendo. Anche da noi le difficoltà sono crescenti e non risparmiano nessuno, con situazioni estremamente critiche vicino a noi.

Vorremmo avere le risorse, le forze per intervenire anche qui ma non le abbiamo. Per farlo dovremmo fare scelte dolorose e non sarebbe giusto, né credo avrebbe senso. Ma possiamo comunque vedere insieme quali potrebbero essere eventuali interventi; per esempio potremmo provare a intervenire in casi selezionati, potremmo per esempio pensare a sostenere un bambino “da vicino”, soprattutto per scuola e alimentazione, ancor più se disabili.

Prima di concludere e salutarci lasciatemi ricordare che in ormai dieci anni di attività abbiamo costruito e sostenuto in Guatemala, Honduras e Albania ambulatori, costruito e ristrutturato scuole, sostenuto bambini e ragazzi disabili e senza famiglia, fornito attrezzature sanitarie e farmaci, abbiamo sostenuto la vita di missioni religiose, abbiamo portato aiuto e attrezzature alle missioni domenicane in Burkina Faso e Costa d’Avorio, abbiamo costruito una piccola, bellissima chiesa in Guatemala, abbiamo portato un qualche aiuto a più di mille bambini per alimentazione, scuola e salute ma soprattutto gli abbiamo dato affetto ed attenzione e la consapevolezza che un mondo diverso già esiste, ora, e può vivere solo nella volontà e nella libertà delle persone e soprattutto nell’amore di Cristo.

L’esortazione è: non accontentiamoci, guardiamo e andiamo avanti, anche se siamo scoraggiati, anche se non possiamo più dare quello che avremmo voluto, anche se vorremmo che oggi qualcuno si occupasse di noi stessi.
Sono certo che tutti abbiamo ancora un grande tesoro da spendere, intatto, ed è la nostra capacità di essere amici di qualcuno, altrimenti non saremmo qui. Spendiamolo tutto questo tesoro e saremo tutti più ricchi.

Gianni Iannone Gruppo Quetzal